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Caffaro, diossine, PCB

 

Il 13 agosto del 2001La Repubblica” lancia in prima pagina un’inchiesta scoop , di Giovanni Maria Bellu e Carlo Bonini, A Brescia c’è una Seveso bis, denunciando lo stato di grave inquinamento ambientale del territorio bresciano a sud dell’azienda sulla base delle anticipazioni (CaffaroRepubblica) della ricerca durata 4 anni sulla storia della Caffaro e che sarebbe uscita a settembre del 2001, edita da Jaca Book (Marino Ruzzenenti, Un secolo di cloro e … PCB. Storia delle industrie Caffaro di Brescia, Jaca Book, Milano 2001,pp. 595. SecoloPCB.pdf). Brescia viene scossa come da un lungo sonno: la rimozione secolare non è più possibile, anche se non mancano le reazioni scomposte di chi invoca la necessità di “disinnescare la bomba d’agosto”, lamentando “allarmismi infondati”. Le istituzioni, comunque, sono costrette a mettersi in moto: l’Asl costituisce una Commissione scientifica per indagare, l’Arpa si attiva per monitorare il territorio, il Comune riunisce un’equipe di esperti.

La popolazione inquinata si costituisce in  Comitato popolare contro l’inquinamento zona Caffaro, assistito da un Comitato tecnico scientifico indipendente, che si riunisce a Brescia il 18 dicembre 2001. D’altro canto il Comitato popolare, dopo aver organizzato diverse assemblee della popolazione interessata, molto partecipate, diffonde il 18 aprile 2002 un opuscolo informativo per i cittadini.

I primi risultati delle indagini dell’Arpa sui terreni e delle analisi dell’Asl sugli alimenti e sul sangue umano non solo confermano la gravità dell’inquinamento, ma evidenziano come questo sia superiore a quanto paventato dallo stesso Comitato popolare (Caffaro2002).

Le indagini, man mano che proseguono, rilevano che, ancor più importante dell’inquinamento da PCB, risulta la contaminazione da diossine (Caffaro2003) e che questa interessa un’area sempre più vasta che sostanzialmente coincide con il cosiddetto cono o pera Caffaro (CaffaroCono.pdf): cioè quella porzione di città a forma triangolare, con al vertice a nord la Caffaro e la base oltre i confini meridionali del Comune, cono che storicamente ha subito le emissioni inquinanti della Caffaro, di 6,5 km di altezza per oltre 2 km di base, pari a un’area di circa 7 chilometriquadrati. Per tentare di aggirare la bonifica Il Comune commissiona un'analisi di richio che eleverebbbe di 290 volte i livelli accettabili di PCB nei terreni (Caffaro2005).

Vanno segnalati anche alcuni studi e convegni realizzati sul “caso Caffaro”.

Nel 2003 viene discussa una tesi di laurea all’università di Tampere in Finlandia su come il contesto ambientale ha vissuto il problema.

Il 2 e 3 aprile 2004 il Comune di Brescia promuove un convegno internazionale nel quale il Comitato popolare presenta un proprio intervento critico (CaffaroIntervento.pdf).

Infine il 9 giungo 2007, su iniziativa di Medicina Democratica, si realizza un convegno a Brescia in cui tra l’altro si fa il punto sulla situazione alla luce dei nuovi dati dell’Arpa sull’estensione dell’inquinamento in particolare dei terreni agricoli e della falda, e delle notizie trapelate relative alla contaminazione da diossine del sangue dei bresciani; in quell'occasione si affronta anche il problema delle responsabilità (Caffaro2007).

Purtroppo, anche in questa vicenda, accanto ad un lavoro lodevole svolto sia dall’Arpa (soprattutto nei primi anni), che dall’Istituto superiore di sanità ed in parte dall’Asl,  non sono mancate parole in libertà, tese maldestramente a rassicurare la popolazione che non vi era nessun problema (Caffaroparolefamose).

Particolarmente contraddittorio il comportamento del Comune di Brescia, troppo condizionato dal conflitto di interessi con la proprietà della Caffaro, la galassia Hopa, più nota come "i furbetti der quartierino" (CaffaroComune)

La vicenda, è ovviamente, tutt’altro che conclusa, essendo del tutto aperto il problema complesso e costosissimo della bonifica.

Tuttavia si può dire che, in questo caso, l’ambientalismo indipendente ha ottenuto risultati di assoluto rilievo, innanzitutto nel far emergere un disastroso inquinamento ambientale per decenni occultato ed in secondo luogo, ma primo per importanza, nel tutelare le popolazioni inquinate, interrompendo una grave esposizione al rischio per la loro salute.

Nella seconda metà del 2008, sono stati pubblicati nuovi documenti sia da parte dell'Asl di Brescia, sia su riviste internazionali: le principali novità sono riferibili all'analisi di rischio effettuata sul "sito Brescia Caffaro" dall'Istituto superiore di sanità  ed ai dati sulle diossine nel sangue e nel latte materno (Caffaro2008).

Il 2009 si apre con una notizia clamorosa: la Snia decide la messa in liquidazione della Caffaro e Brescia si ritrova con una "bomba ecologica" in mezzo alla città da gestire e prosegue con la pubblicazione dei risultati della seconda campagna di monitoraggio dei microinquinanti nell'aria ambiente effettuata dall'Iss, nonchè delle Determinazioni della Conferenza dei servizi decisoria del Ministero dell'Ambiente, che ripropone la centralità del problema della falda. L'anno si chiude con la sigla dell'accordo di programma finalizzato ad avviare la bonifica e con la constatazione, però, che i fondi sono del tutto insufficienti. E quando la bonifica parte, nei giardini di via Nullo, subito il cantiere è sequestrato dalla Magistratura  (Caffaro2009).

Nel 2010 si compie un ulteriore passo verso lo smantellamento della Caffaro di Brescia, con la messa in vendita di quel poco che resta di attività, mentre da Roma giunge l'ennesimo annuncio sull'avvio della bonifica. Ma con quali soldi? Disposta l'archiviazione del procedimento penale. In agosto torna alla ribalta l'inquinamento della falda: sempre più grave e preoccupante (Caffaro2010).

Il 2011 è l'anno del decennale dallo scoppio del "caso" e anche l'anno in cui la Caffaro viene liquidata, per cui sembra necessario trarre un primo bilanco di quanto si è fatto e dei problemi aperti. Per la prima volta, su una rivista internazionale, si riconoscono i danni provocati alla salute dai PCB (Caffaro2011).

Nel 2012, dopo oltre 10 anni dalla "scoperta" della gravissima contaminazione da PCB e diossine, lo scandalo della mancata bonifica diventa sempre più insostenibile: i cittadini si ribellano, mentre viene presentato un ricorso alla Commissione dell'Unione Europea per infrazione al diritto comunitario. Confronti con altri siti inquinati da diossine (Campania, Mantova e Taranto) evidenziano l'eccezionalità del "caso Caffaro", su cui, nonostante i tentativi di rimozione, tornano ad accendersi i riflettori (Caffaro2012).

Il 2013 dovrebbe far ripartire la bonifica del fazzoletto di terra di via Nullo, mentre conferma la beffa del pagamento dell'Imu per i terreni inquinati. Sempre stato d'allerta per la falda, mentre si evidenzia la grave contaminazione da diossine subita da un neonato attraverso il latte materno inquinato. Novità preoccupanti, inoltre, inducono a riconsiderare l'eccezionale gravità della contaminazione bresciana ed i rischi per la salute: l'Oms rivaluta la cancerogenicità dei PCB inserendoli nel gruppo 1 dei cancerogeni certi per l'uomo; il progetto Sentieri rende noti dati allarmanti sull'incidenza dei tumori a Brescia. Il 31 marzo "Presadiretta"di Rai3 dedica un'intera puntata al "caso Caffaro" e a Brescia si "scopre" di nuovo il gravissimo inquinamento da PCB e diossine. Lettera ai candidati a sindaco di Brescia per far partire davvero la bonifica, che riceve in generale un positivo riscontro. Italia Nostra solleva il problema della continua dispersione in ambiente dei PCB, mentre l'Asl di Brescia continua imperterrita nel suo "negazionismo", perdendo ogni credibilità.  Intanto si sviluppa un acceso dibattito tra esperti  sul rapporto tra contaminazione da PCB e tumori a Brescia. Nuove conferme che l'Ordinanza sindacale non è in grado di evitare l'esposizione dei cittadini, i quali, esasperati, si fanno sentire con numerose iniziative pubbliche e clamorose proteste. Anche per questo le nuove indagini sui terreni richiedono una previa revisione in senso restrittivo dei limiti per i PCB e la misurazione dei PCB - diossina simili. Ciononostante, in palese contraddizione con l'analisi di rischio, l'Ordinanaza sindacale della nuova Amministrazione emanata il 25 luglio alza i limiti accettabili per la fruizione dei giardini pubblici e privati. Nel frattempo viene annunciata l'imminente chiusura definitiva di ogni attività produttiva all'interno della Caffaro: chi dovrà gestire la "bomba ecologica"?. Il 15 agosto il quotidiano "la Repubblica", a 12 anni esatti di distanza dal primo scoop, dedica un ampio servizio al "caso Caffaro". Il 14 e 15 ottobre si tiene a Brescia un importante convegno nazionale sui siti inquinati. Dal Vietnam scopriamo inquietanti analogie con Brescia: stessi livelli di contaminazione da diossine con Brescia, ma forse anche stessa tecnologia di bonifica. Intanto diversi organi di stampa nazionali si occupano del "caso Caffaro". Crescono le critiche alla "bonifica all'italiana", con l'innalzamento dei limiti senza alcuna analisi di rischio, prefigurata dalla nuova Ordinanza sindacale: anche Medicina democratica, a fianco dei Comitati bresciani, scende in campo perchè venga ritirata (Caffaro2013).

Il 2014 si apre con l'ennesima iniziativa negazionista dell'Asl di Brescia, che in una Guida al cittadino ignora la contaminazione da diossine e sottostima quella da PCB: di nuovo scende in campo Medicina democratica per chiederne il ritiro ed il cambio dei vertici Asl. TV7 del TG1 si occupa del caso Caffaro in un pregevole servizio. Per la bonifica, fino a tutto marzo, solo annunci e tante criticità. Persiste il "negazionismo" dell'Asl, secondo la quale per i PCB (le diossine sono sempre ignorate) non vi sarebbero problemi: "Tutto OK!". I media  nazionali tornano ad occuparsi del "caso Caffaro". Ai primi di maggio viene pubblicato su "Epidemiologia & Prevenzione" il Terzo Rapporto dello Studio Sentieri che attesta un'elevata incidenza dei tumori nel Sin Brescia - Caffaro. Neppure queste evidenze scientifiche inoppugnabili scalfiscono il cocciuto "negazionismo" dell'Asl di Brescia, un vero e proprio ostacolo per il processo di bonifica. Bonifica che procede a piccoli passi e sembra smarrire un Piano generale di interventi. Torna sul tavolo del Ministero dell'Ambiente e dell'Iss la controversia sull'Ordinanza sindacale che alza i limiti per PCB e diossine. Il 13 giugno i Comitati e Medicina democratica promuovono un importante convegno per fare il punto sulla situazione, molto partecipato da un numeroso pubbico. Vengono pubblicati i dati di una nuova indagine dell'Arpa sui terreni, che, confermando quanto già si sapeva,  estende l'area inquinata. Inviata all'Ue la sesta integrazione della Denuncia per inadempimento del diritto comunitario.  Si apre, per la prima volta, una possibilità per i cittadini inquinati e per il Comune di Brescia di ottenere il risarcimento dei danni subiti. L'Asl di Brescia tiene un convegno in casa degli industriali, una sede che suscita legittime proteste. Nuove smentite al "negazionismo" dell'Asl (Caffaro2014).