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Caffaro, un secolo di veleni
Già nei primi mesi di indagini si comprende che l'inquinamento è straordinariamente esteso sia in profondità (oltre 30 cm), sia territorialmente e con picchi di concentrazione degli inquinanti, per quanto riguarda i PCB, di migliaia di volte oltre i limiti.
Si scopre che sotto la Caffaro, all'interno del perimetro aziendale si è depositata una vera e propria bomba ecologica, con il terreno intriso, anche per diversi metri di profondità, di quantità impressionanti di PCB,  solventi clorurati, DDT, arsenico, metalli pesanti; e la stessa falda è contaminata.
Comincia ad emergere, quindi, che l'inquinamento da PCB si accompagna ad un importante inquinamento da diossine. A Brescia si diventa inevitabilmente esperti della tossicità
di queste sostanze per l'ambiente e per la salute umana.
La salute umana, per l'appunto, perché i PCB sono accumulati dai vegetali e dagli animali che se ne nutrono e quindi vanno a concentrarsi nell'uomo, al vertice della catena alimentare: i livelli di PCB nel sangue dei bresciani in generale e di chi si è alimentato con cibi prodotti nella zona a sud della Caffaro risultano particolarmente elevati.
Da qui la necessità di interdire alla popolazione inquinata qualsiasi uso del terreno, anche solo a scopo ricreativo.
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Caffaroaprile2002