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Il "caso Caffaro", insieme ai PCB le diossine
Mentre proseguono le indagini, finalmente, su pressione del Comitato Popolare, si cominciano a cercare le diossine, che, ovviamente, vengono ritrovate in grandi quantità: nei terreni esterni fino a diverse centinaia di volte oltre i limiti, sotto la Caffaro con concentrazioni mai registrate neppure a Seveso.
Cosicché, nel luglio 2002, l'area contaminata "Brescia-Caffaro" viene riconosciuta, con legge dello Stato, sito inquinato di rilevanza nazionale.
Si chiarisce con sempre maggiore evidenza che la contaminazione si è diffusa soprattutto attraverso lo scarico dell'azienda in rogge destinate all'irrigazione dei campi, per cui diventano prioritarie la loro messa in sicurezza e bonifica.
Nel contempo il Comitato popolare promuove un'azione legale per il risarcimento dei danni subiti dalle popolazioni colpite dall'inquinamento.
Purtroppo, un'iniziativa analoga, benché più volte sollecitata, non viene intrapresa dal Comune di Brescia, le cui "relazioni pericolose" con i potenti proprietari della stessa Caffaro sono ben note.
Comunque il Sindaco è costretto ad emanare una nuova ordinanza ancora più restrittiva sull'interdizione dell'uso dei terreni da parte della popolazione. 

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Caffarofebbraio2003