“La
Repubblica” fa scoppiare il “caso Caffaro”
A Brescia un inquinamento ambientale diffuso
Marino
Ruzzenenti, anticipando le conclusioni di una ricerca sui cent’anni di storia
dello stabilimento Caffaro di Brescia, in corso di pubblicazione
presso la Jaca Book
di Milano, con il titolo: Un secolo di cloro e… PCB. Storia delle industrie
Caffaro di Brescia, preparava
una nota che il 25 giugno 2001 inviava per raccomandata alle autorità locali,
Sindaco e Assessore all’ecologia del Comune di Brescia, e ai medici del lavoro
Celestino Panizza e Paolo Ricci, che la allegavano ad un esposto presentato
alla Procura della Repubblica di Brescia. La stessa nota, veniva predisposta il
2 agosto 2001 per i giornalisti de “La Repubblica”, Giovanni Maria Bellu e Carlo Bonini,
che la utilizzavano per l’inchiesta pubblicata il 13 e 14 agosto 2001.
L’anticipazione era motivata dalla convinzione che la situazione fosse di una
rilevanza e gravità tali da richiedere
provvedimenti straordinari ed urgenti. Per questo si era ritenuto di non
attendere la pubblicazione del libro prevista per il successivo autunno. Di
seguito la sintesi delle conclusioni
Le ipotesi
di lavoro erano diverse.
Innanzitutto la costituzione di un Comitato tecnico
scientifico di alto livello, di cui facessero parte l’Istituto superiore di
sanità ed il Ministero dell’Ambiente.
In questo quadro andava immediatamente
attivata la procedura perché l’area venisse inclusa nei siti inquinati di
rilevanza nazionale.
Quindi andava effettuato un programma dettagliato di campionamento
e di analisi dei terreni in quell’area (IV e V circoscrizione, e parte della
VI) storicamente interessata alle
dispersioni ed emissioni della Caffaro, con un andamento prevalente costante nella serie storica degli inquinamenti
rilevati, da nord a sud-sudovest.
Queste analisi, peraltro,
destinate alla ricerca qualitativa e quantitativa di metalli pesanti e
microinquinanti organici, inorganici, andavano estese a tutte le altre matrici
ambientali (acque superficiali e profonde, alimenti, microrganismi…).
Inoltre
si doveva verificare la profondità della penetrazione nei suoli degli
inquinanti, mentre per i PCB in particolare, ma anche per le diossine, si rendeva
necessaria un’analisi qualitativa specifica di tutti i congeneri, per valutarne
la tipologia e le caratteristiche, con particolare attenzione ai PCB
diossina-simili.
Si ipotizzava, quindi, all’interno dello stabilimento una particolare rilevanza dell’inquinamento
accumulatovi, per cui andava seguito con particolare attenzione da parte
delle istituzioni il lavoro di analisi del terreno e di bonifica dello stesso,
ampliando lo spettro delle sostanze ed elementi tossici da ricercare,
includendo innanzitutto le diossine.
Soprattutto, si suggeriva di
compiere indagini epidemiologiche sui lavoratori e sui cittadini esposti alle
sostanze cancerogene che storicamente erano state trattate in Caffaro ed in
parte disperse in ambiente, mentre la conoscenza doveva essere accompagnata
dall’informazione di tutti i lavoratori, innanzitutto, e dei cittadini più
direttamente coinvolti.
Infine si interveniva sulla programmata colossale
operazione urbanistica di imminente avvio, interessante le aree industriali
dismesse, alcune, quelle a sud del cimitero Vantiniano, sicuramente toccate
dall’inquinamento in questione: in ogni caso, tutte dovevano essere sottoposte a serio monitoraggio preventivo
degli inquinanti nel suolo per verificare un’eventuale necessità di bonifica.
[Documento intero formato PDF CaffaroRepubblica]
P. S. Dopo 6 anni va constatato con soddisfazione che tutte
quelle indicazioni hanno avuto seguito, anche se con risultati ancora non completi o in parte discutibili. |