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Atomiche a Ghedi: la più grave minaccia per l'ambiente e per la vita dei bresciani

 

Di nuovo, il 15 settembre 2007, è giunta l'ennesima conferma che a Ghedi, a circa 20 chilometri da Brescia, nell'aeroporto militare vi sarebbero stoccate ancora 40 atomiche, eredità, oggi più che mai insensata, delle guerra fredda (AtomicheGhedi.pdf). Giorgio Nebbia ripete sempre che l'umanità oltre a produrre e usare merci inutili, sfacciatamente lussuose, inquinanti, ha inventato e usa merci "oscene", le armi per l'appunto, quelle atomiche di tutte le più "oscene". I bresciani sembrano subire con indifferenza questa pericolosissima ed orribile convivenza. Si è però costituito un comitato che sta sollevando il problema e promuovendo iniziative perché l'Italia (e l'intero Pianeta) si liberi di questi ordigni (AtomicheGhediVia.pdf). Ma già nel giugno 2007 cinque sindaci della zona si erano rivolti ai Ministri degli Esteri, Massimo D'Alema, e della Difesa, Arturo Parisi, per sottoporgli la necessità dell'eliminazione delle testate nucleari (GhediSindaci.pdf). Dei problemi delle basi Usa in Italia si era occupato proprio in quel periodo il Servizio Studi Affari internazionali del Senato della Repubblica (BasiUsaSenato.pdf).
Il 30 settembre 2007 a Ghedi la Manifestazione per un "futuro senza atomiche" (AtomicheGhediManifesto.pdf), che dà inizio alla raccolta delle firme per una legge di iniziativa popolare per un'Italia senza atomiche. A Manerbio dal 22 ottobre al 4 novembre una mostra "Hiroshima Nagasaki Mai più"
(AtomicheManerbio.pdf)

Nel frattempo, come denuncia Alex Zanotelli, la finanziaria 2007 aumenta enormemente le spese militari (FinanziariaArmata.pdf).

Il 23 marzo 2008 l'annuncio che sono state superate le 50.000 firme per la legge di iniziativa popolare per un'Italia senza atomiche
(AtomicheGhediFirme.pdf)
. Un primo risultato importante del movimento pacifista che ora dovrà proseguire il suo impegno perché la legge venga assunta dal prossimo parlamento ed approvata.

Il 22 giugno 2008 notizie di stampa riferiscono di un rapporto interno dell'Air Force Usa preoccupato per le condizioni di sicurezza delle armi nucleari ospitate nelle basi Usa in Europa, compresa quella di Ghedi. Il Comitato "Via le atomiche" sollecita le autorità ad intervenire per la tutela dell'integrità delle popolazioni  (AtomicheGhediPericolo.pdf).

Anche in luglio prosegue la mobilitazione per liberare il territorio dalle atomiche in deposito a Ghedi.  Prende posizione anche la Cgil di Brescia (AtomicheGhediCgil.pdf), mentre si intensificano le iniziative anche in vista degli anniversari di Hiroshima e Nagasaki (AtomicheGhediIniziative.pdf)

Finalmente il 24 settembre 2009 l'annuncio che le atomiche in deposito a Ghedi sarebbero state rimosse.  La campagna "Via le atomiche" avrebbe conseguito un primo obiettivo   (AtomicheGhediRimosse.pdf). Almeno così sembrava, ma forse c'era l'inganno...

Così nel 2017 riesplode la questione delle bombe atomiche a Ghedi. In realtà, già il 30  giugno 2014 era stata pubblicata negli Usa un'inchiesta di Hans Kristensen, direttore del Progetto di informazione nucleare  della Federazione di scienziati americani (Fas), Anniversario nucleare italiano: falsa rassicurazione per un mucchio di soldi,  che attestava  come a Ghedi vi fossero ancora stoccati 20 ordigni nucleari B-61 (AtomicheGhedi2014Fas.pdf). 

Ma soprattutto un articolo di Manlio Dinucci pubblicato dal Manifesto il 27 novembre 2017 lanciava l'allarme sui nuovi progetti che prevederebbero per Ghedi, in relazione alla futura operatività di 30 caccia F-35, la sostituzione delle vecchie 20 bombe nucleari B-61 con 60 nuove B61-12 (AtomicheGhedi2017Dinucci.pdf).  

Ulteriore conferma della presenza a Ghedi di ordigni nucleari è venuta infine dal Rapporto annuale sulle spese militari 2018, presentato da Milex nel febbraio 2018, con precisi riferimenti a p. 18 e  con  la photo opportunity(?) del Sesto stormo Diavoli rossi di Ghedi con in primo piano una B-61, pubblicata a p. 21 (AtomicheGhedi2018Milex.pdf). Su Ghedi tornava Francesco Vignarca, co-curatore del Rapporo Milex, in un video, Nucleare a Ghedi (Bs): 25 miliardi di spese militari, su Youtube il 30 marzo 2018 (https://youtu.be/AX-OU04a0C4)

In questo contesto anche la stampa locale  ha ripreso ad interessarsi del problema (AtomicheGhediStampa.pdf) e i gruppi pacifisti si sono fatti sentire con una partecipata manifestazione il  20 gennaio 2018 davanti alla base di Ghedi (AtomicheGhedi2018Manifestazione.pdf)

Insomma Brescia non si fa proprio mancare nulla: le atomiche di Ghedi rappresentano il pericolo più catastrofico per questo territorio già tanto disastrato, a maggior ragione in un contesto mondiale sempre più caotico e minacciato da conflitti dagli sviluppi imprevedibili.