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Siderurgia e metallurgia a Brescia:

un settore a forte impatto ambientale

Brescia si caratterizza da tempi immemorabili per l'attività siderurgica. Per secoli il ferro veniva estratto dal minerale scavato nelle miniere delle valli con i forni fusori alimentati dalla carbonelle prodotta nei boschi. Soprattutto a partire dal secondo dopoguerra, con l'esaurirsi delle miniere, Brescia si è specializzata nel produrre acciaio e altri metalli (in particolare alluminio, ottone e leghe di rame, piombo)  "secondari", cioè ricavati dalla rifusione o riciclo del rottame.  Un'attività per certi aspetti virtuosa dal punto di vista ambientale perché permette il risparmio di metalli "vergini" da minerale (risorse naturali limitate), ma con ricadute  molto pesanti in termini di inquinamento dell'aria e del suolo

Le acciaierie da forno elettrico sono responsabili di forti emissioni in atmosfera in particolare di microinquinanti (diossine e PCB) e di dispersione nel suolo di ingenti quantità di rifiuti (scorie e fluff, ovvero parte non metallica del rottame. Fluff.pdf). La verità che fatica ad affermarsi è che si tratta di un settore che tratta rifiuti, come l'Ue classifica giustamente il rottame, e quindi ambientalmente molto problematico. A Brescia è molto attivo dal 2002 il Comitato per la Difesa della Salute e dell'Ambiente di S. Polo e dintorni che ha prodotto numerose iniziative di denuncia e di sensibilizzazione della popolazione che vive accanto alla più grande acciaieria di Brescia, l'Alfa Acciai (CodisaIniziative.pdf). Sempre a Brescia, il 29 gennaio 2005, si è tenuto un importante seminario di studio (SiderurgiaSeminario.pdf), promosso da diversi comitati, Cittadini per il riciclaggio, Comitato Difesa Salute & Ambiente S. Polo e dintorni, Forumambientalista e Medicina Democratica . Il pesante impatto ambientale della siderurgia  è da anni acclarato anche da ricerche che hanno coinvolto la stessa Associazione industriale bresciana, tuttavia le autorità preposte, l'Arpa e l'Asl innanzitutto, a tutt'oggi non sembra abbiano prodotto i necessari interventi tesi a tutelare l'ambiente e la salute dei  cittadini (SiderurgiaImpatto.pdf); questa situazione critica è confermata dal caso dei "rottami-rifiuti pericolosi" importati in alcune aziende del Bresciano, fatto emergere in  ottobre 2007 dalla Procura di Napoli (RottamiPericolosiComunicato.pdf). Per quanto riguarda i settori metallurgici, va segnalato il tenace lavoro di denuncia che svolge Chiariambiente per ridurre l'impatto delle Trafilerie di Chiari che trattano in particolare l'ottone (ChiariambienteEsposto.pdf). 

L'Alfa Acciai di Brescia, il 12 marzo 2008, è stata condannata per inquinamento. Si tratta di uno straordinario risultato del Comitato Difesa Salute Ambiente di San Polo, utile alla più generale battaglia per la riduzione delle emissioni industriali e per un ambiente più sano (AlfaAcciaiCondanna.pdf).


L'Associazione industriale bresciana esce il 17 aprile  2008 con un documento allegato ai quotidiani locali su Ambiente e sviluppo sostenibile (AibAmbiente.pdf). Un documento giocato tutto sulla difensiva dell'esistente (monocoltura metallurgica), con i soliti rimbrotti nei confronti degli "ambientalisti massimalisti", ospitati appunto su questo sito, ma con i quali si rifugge il confronto su un "futuro davvero sostenibile". (AibAmbienteOsservazioni.pdf)

In giungo 2008 torna caldo il tema delle scorie di fonderia che non si sa più dove interrare, ma che non possono assolutamente essere impiegate nei fondi stradali, discariche incontrollate per decine di chilometri (ScorieFonderia.pdf)

In giungo 2009, scoppia, grazie alla stampa, ma con un anno di ritardo, il  "caso delle diossine nelle emissioni dell'Alfa Acciai". Il problema era da tempo noto, come conosciuti sono gli interventi da mettere in atto per risolverlo: occorre solo la volontà degli industriali del settore. (AlfaAcciaiDiossine.pdf)