Raccolta dei rifiuti “porta a porta” a Brescia: una bufera in un bicchier d’acqua


Pagine e pagine dei giornali locali dedicate alla discussione che ha investito il Consiglio comunale di Brescia se era il caso di passare in città al “porta a porta” integrale, che in altre città, come Bergamo si attua da decenni, Curioso che anche i sostenitori, come Brescia Attiva o Al lavoro per Brescia, si siano anch’essi concentrati sulla questione dei costi, clamorosamente un falso problema   per un sistema come quello bresciano in cui i rifiuti sono un combustibile per l’inceneritore, non solo non pagato, ma che addirittura è un ricavo grazie alla controllata Aprica,. Cosicché il vero tema non viene neppure affrontato rimanendo per tutti un tabù. Ovvero il fatto che il “porta a porta” ridurrebbe un po’ i rifiuti urbani da conferire all’inceneritore, quelli che A2A, parole sue, considera appunto “oro”, costringendola a sostituirli con rifiuti speciali importati, quelli sì costosi. Perché, ovviamente, chi si straccia le vesti per il “porta a porta” non si sogna di porre il problema di un mega impianto inquinante in città che continua a brucare 730 mila tonnellate di rifiuti, nonostante i bresciani, con un po’ di impegno, nel frattempo abbiano ridotto da circa 300.000 a meno di 150.000 i rifiuti indifferenziati da smaltire. Come premio i cittadini bresciani se ne accollano, con relative emissioni aggiuntive di migliaia di camion, altrettante quantità di speciali importati, magari di qualità ancor più inquinanti.

Qui un commento a questa vicenda piuttosto grottesca raccotlo da Radiondadurto:


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